24.09.2026

Michel Verjux

A arte Invernizzi, Milano
24 settembre - 19 novembre 2026

INAUGURAZIONE GIOVEDÌ 24 SETTEMBRE 2026
MICHEL VERJUX. TOUT OU PARTIE

24 SETTEMBRE - 19 NOVEMBRE 2026

La galleria A arte Invernizzi inaugura giovedì 24 settembre 2026 alle ore 18 una nuova mostra personale di Michel Verjux, artista francese con cui ha un rapporto consolidato, avviato nel 2001 in occasione della prima collaborazione.
Verjux dal 1983 sviluppa la sua ricerca attraverso gli éclairages, interventi luminosi costituiti da proiezioni di figure geometriche – quadrati, coni, cilindri e altre forme – concepiti in stretta relazione con l’architettura e con le specificità del luogo in cui vengono realizzati. Assumendo la luce come elemento primario del proprio linguaggio, l’artista lavora sull’atto del vedere come luogo dell’incontro con la realtà lasciando aperto lo spazio dell’azione, del pensare, del sentire: l’indagine sui limiti della percezione avviene generando un dialogo continuo tra spazio, visione e presenza che trasforma ogni intervento in un’esperienza capace di ridefinire il rapporto tra opera, ambiente e osservatore.

Come ha scritto Harald Szeemann, Michel Verjux appartiene a quella generazione di artisti, emersi a metà degli anni Ottanta che, “familiari” con “la funzione magica dell’oggetto di matrice beuysiana e con la libertà evocativa dell’arte concettuale” si sono interrogati sulla genesi dell’immagine a partire da un’analisi del luogo dell’esposizione.
La sua arte vuole educare l’occhio alla conoscenza, aggiungere indici, segni inediti al linguaggio visuale per arricchire la percezione della realtà: la proiezione luminosa diviene un gesto concreto nell’esperienza di una determinata situazione con la quale si è chiamati a interagire affinché si mostrino le relazioni che intercorrono tra i vari livelli di realtà. Lo stesso Verjux ha descritto in questi termini la propria modalità creativa: “Il mio fare artistico è ampiamente incentrato sul processo (o sul dispositivo) che mette in gioco l’energia, la materia e il dare forma a ciò che, immediatamente, ci sta di fronte e ci circonda. Un processo (o dispositivo) che, a mio avviso, deve permettere al destinatario di vivere un’esperienza”.

Gli éclairages appositamente realizzati per questa occasione portano in evidenza alcuni elementi architettonici specifici della galleria: dall’ampia scala centrale con il disegno essenziale della ringhiera, alla soglia che connette una sala espositiva all’altra, all’incrocio arrotondato tra due pareti perpendicolari.
“Può essere una semplice esposizione, una semplice illuminazione di ciò che si trova già lì in una cornice particolare; ma in realtà si tratta di un ‘già lì’ portato ironicamente all’attenzione del visitatore con insistenza”. (Michel Verjux, 2001)
Affiancano gli éclairages alcune opere realizzate con fogli di acciaio inox piegati e tagliati da fessure semicircolari che, attraverso la contrapposizione tra pieno e vuoto, evidenziano come lo spazio sia condizione necessaria per la loro esistenza.
Attraverso questa mostra Verjux attua una riflessione, oltre che sul processo e la relazione, anche su come l’opera venga recepita: tutto dipende da ciò che ci si aspetta o si desidera, da ciò che si vuole e, in particolare, da ciò che si cerca – e da ciò che la realtà è in grado di restituire. La visione mostra “tutto o solo una sua parte?”, lo scetticismo dell’artista francese resta sospeso nel seguente assunto di Ludwig Wittgenstein: “non esiste un unico metodo, ma molti metodi”.

In occasione della mostra verrà pubblicato un volume bilingue contenente un saggio di Francesco Tedeschi, un testo di Michel Verjux, la riproduzione delle opere in mostra e un aggiornato apparato bio-bibliografico.